Assistente AI per il sito · Perugia e tutta Italia

Chatbot per sito web con AI, che risponde con i tuoi contenuti.

Se ricevi ogni giorno le stesse domande, un chatbot per il sito web può rispondere al posto tuo, per iscritto. Il nostro «Assistente AI per il sito» usa solo le informazioni che approvi, indica la fonte di ogni risposta e, quando non sa, lo dice e passa la richiesta a una persona. Lo progettiamo su misura per attività di Perugia e dell’Umbria, e lo seguiamo anche da remoto in tutta Italia.

Parliamo del tuo progetto

Un chatbot per il sito che risponde solo da fonti approvate

Prima di rispondere, il chatbot cerca la risposta nei tuoi documenti: le pagine del sito, le FAQ e i materiali che scegliamo insieme. Poi scrive la risposta a partire da quelli, ed è istruito a non aggiungere informazioni sulla tua attività che non trova nelle fonti.

  • Fonti scelte con te

    Pagine, FAQ, listini o regolamenti: decidi tu cosa entra e cosa resta fuori, e lo aggiorni dal backoffice.

  • Il link alla fonte

    Ogni risposta indica la pagina o il documento da cui proviene, così chi legge può verificare.

  • «Non lo so», e una persona

    Quando la risposta non è nelle fonti, il chatbot lo dice e offre di passare la richiesta a una persona. La richiesta arriva nel backoffice, lo spazio da cui gestisci contenuti e richieste, insieme alla conversazione.

  • Collegato a ciò che usi già

    Il valore di un chatbot su misura sta meno nella finestra di chat e più nei collegamenti: backoffice, agenda o gestionale, quando servono.

Cosa deve mostrare il chatbot del sito per legge

Dal 2 agosto 2026 l’art. 50 dell’AI Act chiede che chi usa un chatbot sappia di parlare con un’intelligenza artificiale, in modo chiaro e al più tardi alla prima interazione. Secondo le linee guida della Commissione europea, responsabile di questo avviso è l’azienda che offre il chatbot con il proprio nome: per questo lo consegniamo già previsto, insieme alla documentazione.

  • Avviso AI

    Per esempio «Assistente virtuale basato su intelligenza artificiale», nell’intestazione e nel primo messaggio, leggibile anche dagli screen reader.

  • Informativa privacy

    Il link all’informativa compare prima della prima domanda e indica fornitore del modello, conservazione delle conversazioni ed eventuali trasferimenti fuori dall’UE.

  • Limiti delle risposte

    Un avviso invita a verificare con l’azienda le informazioni importanti e a non inserire dati sulla salute o di altre persone.

  • Una persona sempre raggiungibile

    Un comando come «Scrivi a una persona», il modulo o il telefono restano visibili in ogni momento della conversazione.

Il pilota: si parte in piccolo, su domande reali

Il primo rilascio è un pilota circoscritto: poche fonti, un perimetro chiaro di argomenti, l’avviso AI, l’informativa e il passaggio a una persona. Prima di pubblicarlo lo mettiamo alla prova con domande vere, quelle che ricevi al telefono o per email, e correggiamo fonti e istruzioni dove le risposte non convincono.

Dopo il lancio ti affianchiamo per un periodo concordato. Nel backoffice trovi le conversazioni e le domande senza risposta: le rivediamo insieme per decidere quali contenuti aggiungere o correggere.

La qualità delle risposte dipende soprattutto dai contenuti, perché un’informazione vecchia sul sito diventa una risposta vecchia, dal perimetro, perché fonti limitate e ben scelte riducono gli errori, e da chi segue le richieste passate a una persona. In questa fase scegliamo anche il fornitore del modello e la regione in cui vengono elaborati i dati, in Unione europea quando il progetto lo richiede.

Anche per il tuo personale: un assistente sui documenti interni

Lo stesso principio vale dentro l’azienda. Il personale fa una domanda su una procedura, una scheda tecnica, un listino o un contratto tipo e riceve la risposta con il link al documento da cui proviene. L’assistente si usa da una web app interna, un’applicazione che apri dal browser, e mostra a ciascuno solo i documenti che il suo ruolo può vedere.

Si parte da una raccolta di documenti, per esempio quelli di un reparto, e funziona se sono ordinati e aggiornati e se i ruoli sono definiti. Se usate già Microsoft 365 Copilot, ChatGPT Business o Gemini, valutiamo prima se bastano: un assistente su misura ha senso quando servono permessi per ruolo, un collegamento al gestionale o un controllo sui dati che quegli strumenti non danno.

Dopo il lancio: cosa comprende la parte ricorrente

Un chatbot va seguito nel tempo, come il sito su cui vive. Il costo d’uso del modello di AI di solito pesa poco: conta di più la cura, cioè tenere corretti i contenuti e affidabili le risposte.

  • Hosting

    Il servizio che tiene online il chatbot e conserva le conversazioni per il tempo stabilito nell’informativa.

  • Uso del modello

    Dipende da quante conversazioni ricevi; per un chatbot che risponde da pagine e FAQ è in genere modesto.

  • Aggiornamento delle fonti

    Nuove pagine, prezzi o orari cambiati: le fonti seguono la tua attività.

  • Revisione delle conversazioni

    Controlliamo periodicamente risposte e domande senza risposta, e adeguiamo il chatbot quando cambiano le regole.

Come lavoriamo.

Un percorso condiviso, in cui capire cosa succede e partecipare alle scelte.

  1. 01

    Scegliamo fonti e perimetro.

    Ci racconti quali domande ricevi più spesso. Scegliamo insieme pagine, FAQ e documenti da usare, e gli argomenti che il chatbot non deve trattare.

  2. 02

    Proviamo su domande reali.

    Costruiamo il pilota con avviso AI, informativa e passaggio a una persona, e lo mettiamo alla prova con domande vere prima di pubblicarlo.

  3. 03

    Pubblichiamo e rivediamo.

    Dopo il lancio ti affianchiamo e rivediamo insieme conversazioni e domande senza risposta. Poi decidiamo se estendere fonti e argomenti.

Domande frequenti.

Il chatbot deve dire che è un’intelligenza artificiale?

Sì. Dal 2 agosto 2026 l’art. 50 dell’AI Act chiede che le persone sappiano di parlare con un sistema di AI, in modo chiaro e distinguibile e al più tardi alla prima interazione, salvo che sia ovvio. Secondo le linee guida della Commissione europea ne risponde l’azienda che offre il chatbot con il proprio nome, e dal 23 ottobre 2026 il D.Lgs. 179/2026 prevede sanzioni anche in Italia. Per questo mettiamo l’avviso nell’intestazione e nel primo messaggio.

Cosa succede se il chatbot non sa rispondere?

È progettato per dirlo. Se nelle fonti approvate non trova la risposta, spiega che non ha l’informazione e propone di passare la richiesta a una persona. La richiesta arriva nel backoffice, lo spazio da cui gestisci contenuti e richieste, con la domanda e i contatti lasciati dal visitatore. Le domande senza risposta restano in un elenco, utile per capire quali contenuti aggiungere.

Il chatbot può dare risposte sbagliate?

Può succedere, come con qualsiasi sistema di AI. Per ridurre il rischio limitiamo le fonti a contenuti scelti con te, chiediamo al chatbot di rispondere solo da quelle e di indicare il link da cui prende ogni risposta, così il visitatore può verificare. Prima del lancio lo proviamo su domande reali, e dopo rivediamo le conversazioni. Un avviso ricorda di verificare con l’azienda le informazioni importanti, come prezzi o scadenze.

Serve un’informativa privacy per il chatbot?

Sì. Il GDPR chiede di informare le persone nel momento in cui i loro dati vengono raccolti, quindi il link all’informativa va mostrato prima della prima domanda. L’informativa indica finalità, conservazione delle conversazioni, fornitori coinvolti, eventuali trasferimenti fuori dall’UE e diritti. Se il chatbot raccoglie contatti per il marketing serve un consenso separato e non preselezionato; se usa cookie non tecnici, il consenso preventivo.

Quanto costa mantenere un chatbot sul sito?

La parte ricorrente comprende hosting, uso del modello di AI, aggiornamento delle fonti e revisione periodica delle conversazioni. Per un chatbot che risponde da pagine e FAQ il costo d’uso del modello è in genere modesto; pesa di più la cura, cioè tenere aggiornati i contenuti e correggere le risposte. Nella proposta, dopo aver definito fonti e perimetro, indichiamo cosa comprende la parte ricorrente e come si calcola.

Meglio un chatbot già pronto o uno su misura?

Dipende da cosa deve fare. Un chatbot già pronto, venduto in abbonamento, può bastare per poche domande frequenti. Uno su misura ha senso quando le richieste devono arrivare nel tuo backoffice, quando serve collegarlo al gestionale o all’agenda, o quando vuoi decidere fonti, conservazione dei dati e regione di elaborazione. Se uno strumento pronto è sufficiente per il tuo caso, te lo diciamo.

Posso aggiungere il chatbot al sito che ho già?

Spesso sì, anche se il sito è stato realizzato da altri: dipende dalla piattaforma e dagli accessi disponibili. Prima verifichiamo dove devono arrivare le richieste passate a una persona, per esempio in un backoffice dedicato o nel gestionale, e controlliamo che i contenuti del sito siano corretti e aggiornati, perché il chatbot risponde a partire da quelli. Se il sito è stato realizzato da Virai, partiamo dal backoffice che usi già.

C’è una storia
che vorresti
raccontarci?

Che tu abbia già un progetto o soltanto una domanda, il primo passo è prenderci un momento per parlarne. Lavoriamo con imprese e professionisti di Perugia e dell’Umbria e, anche da remoto, in tutta Italia.

Raccontaci ciò che hai in mente.
Il resto possiamo capirlo insieme.

Raccontaci il tuo progetto
Vuoi proporre un momento per parlarne?

Ci aiuta a organizzarci. Non è una prenotazione confermata.

I campi con * sono necessari.